BOILER #28
Ciò che bolle in pentola, ovvero… news, note, interventi, segnalazioni, anticipazioni, articoli, canzoni, podcast, video, saggi inediti… di tutto e di più.
Ciao!
In questo numero di BOILER vi segnalo due uscite postume di Gianfranco che potete trovare in edicola e in libreria questa settimana. Inoltre, ci tenevo a menzionare due pubblicazioni che includono interventi di papà.
Mi sono accorta di aver postato sui social di Gianfranco le foto dell’inaugurazione del murale a lui dedicato, ma non qui. Recupero in coda alle news!
Vi consiglio di leggere BOILER nel vostro browser perché, per via della lunghezza, l’email potrebbe venire tagliata.
Buona lettura!
Diana
NEWS
Il 28 marzo è uscito in tutte le edicole “Il ritratto della follia”, la nuova avventura di Dylan Dog ideata e scritta da Gianfranco. Una storia avvincente dove delitti, allucinazioni e arte si fondono. I bellissimi disegni sono di Paolo Armitano (storia) e di Raul & Gianluca Cestaro (copertina). Supervisione di Barbara Baraldi.
E’ appena uscito nelle librerie il secondo volume della serie L’arte di Ivo Milazzo. Magico Vento - SHADO. 200 pagine, cartonato. Non lo ho ancora tra le mani, allego immagini dal sito Bonelli.
Nel n. 39 de Il Corsaro Nero è stato pubblicato un ricordo redatto da Fabrizio Foni che ringraziamo, insieme al direttore Claudio Gallo, per l’affetto e l’attenzione. Include uno scritto di Gianfranco molto bello, che fu originariamente pubblicato in un articolo che Fabrizio Foni stava preparando per il volume collettivo Elephant Man, l’eroe della diversità. Dal freak show vittoriano al cinema di Lynch, a cura di Gabriele Mina, Recco, Le Mani, 2010.
Gianfranco Manfredi - La Donna Mosca, 5 maggio 2010.
«Chi si ricorda quanti anni avevo... sei, certo non più di sette. Stavo a Senigallia, mia città natale. Mio padre mi accompagnò alla Fiera, non l’annuale Fiera di Senigallia che si tiene d’estate, ma i baracconi di una Fiera Ambulante, spuntati oltre il Fiume Misa, nella zona dell’attuale Stadio, con qualche giostra (forse), nessuna ruota panoramica (è certo), un sideshow poverissimo, in cui si esibivano ancora artisti di strada alla Zampanò. Ecco, il primo ricordo che conservo è lo Spettacolo della Miseria. Ciò che la città occultava, lì veniva esibito. Nessuna aria di festa. Profonda, insondabile Melanconia. Erano così anche i piccoli circhi equestri che battevano la provincia italiana. Mia cugina Lia, ricordo, se ne era infatuata al punto da proporsi di fare la domatrice di leoni da grande (poi fece la veterinaria, prima in Italia). Non avendo un leone con cui allenarsi in casa, ripiegò sul funambolismo, piazzò una corda tra il letto e un mobile e provò a camminarci sopra. Si ferì cadendo e si tamponò con uno straccio della polvere, soffrendo stoicamente pur di non svelare il proprio fallimento ai famigliari. Aveva anche scritto una lettera a un domatore e mi fece leggere la risposta, vergata con una calligrafia stentata, piena di errori d’ortografia, eppure di una sincerità amara: «Cara Signorina, questa è una vita molto dura che mi auguro che lei non la faccia...». Quel giorno, alla Fiera, mio padre mi portò nel padiglione della Donna Mosca, che mi aveva incuriosito molto, per via del disegno che figurava all’esterno, di un grosso moscone con la testa di donna. Si stava piuttosto accalcati là dentro, nello spazio ridottissimo, e nel silenzio più assoluto. Il palco aveva un fondale di chissà quale tessuto, del colore di un panno sporco lasciato all’aperto in un giorno di pioggia. La donna mosca era una donnina senza braccia, coi capelli neri, sciolti, indosso una camiciola rosata che pareva una sottoveste, le gambe magre e nude, i piedi prensili, con cui si accendeva una sigaretta e la portava alle labbra! Ma da tanta miseria e tristezza, fioriva quel sorriso del freak che tanti hanno testimoniato e raccontato, ma che nessuno è mai riuscito a dipingere o a fotografare. Serenità, gentilezza, una sorta di purezza che nasceva dall’umiliazione e dalla totale mancanza di decoro, come immagine di una diversità accettata e consapevole, risolta in lenti e aggraziati gesti cerimoniali, senza che mai quel dolcissimo sorriso cedesse a un turbamento. Com’eravamo entrati in silenzio, così uscimmo. Mio padre non disse niente. Lui era stato per anni recluso in un campo di prigionia, doveva certo averne viste di peggio, ma la tristezza scolpiva il suo profilo. Nemmeno io parlavo. Non avevo visto una donna mosca, ma un sorriso. E quel sorriso è ancora con me».
Il verso di Milano è un libro davvero stupendo. Ritrae la città attraverso 80 fotografie di Lorenzo De Simone, accostate ad altrettante poesie e canzoni selezionate con grande cura da Gino Cervi e Giancarlo Consonni. Quando mi hanno contattata per chiedere il permesso di includere il testo di “Case” di Gianfranco avevo intuito il valore del progetto, ma avere il volume tra le mani è tutta un’altra cosa: un vero gioiello. Ne consiglio fortemente l’acquisto.
Il murale in memoria di Gianfranco è stato inaugurato domenica 30 novembre 2025. Per chi volesse andare a vederlo si trova all’interno del Giardino Bing nel quartiere Greco/Martesana, in fondo a via Rho, a Milano.
Vi rimando a questo post per una carrellata di foto del making of dell’opera, dell’inaugurazione e il testo di ringraziamento. Per chi non avesse Instagram, lo stesso testo è su Facebook con due foto di gruppo dell’inaugurazione.
Gli account social di Gianfranco dove vengono postati regolarmente contenuti sono:
Ma Substack ci piace di più ;)













